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[DATA: 19/09/2013]
 
IL CASENTINO ED I SERVIZI PER LA DISABILITA’


Ieri nell’ambito della Conferenza dei SINDACI che si è tenuta presso la sede della Usl ad Arezzo è stato presentato un documento di analisi dei bisogni e servizi per la disabilità del Distretto socio sanitario del Casentino.

Il presidente dell’Unione dei Comuni Montani, Umberto Betti, ha così dichiarato: “Il documento è stato sollecitato dall’Az. Usl, a seguito della decisione del Comune di Bibbiena di aprire un nuovo centro per disabili, al fine di fare un quadro preciso dei bisogni è stato predisposto dal servizio sociale dei Comuni e dell’Azienda Usl ed è stato illustrato e consegnato ai Sindaci del Casentino.
In esso si evidenziano i bisogni della popolazione disabile del territorio ed i principali servizi già attivi e tra questi i Centri Diurni per Disabili di Rassina e Pratovecchio.
È stato rilevato come questi Centri diano una risposta qualificata alle persone disabili e alle loro famiglie, che non vi è lista di attesa, e che i numeri sostengo la scelta che fu fatta nel 2003 di attivare due servizi, uno per l’Alto ed uno per il Basso Casentino”.

In Casentino la risposta semiresidenziale a fronte dei bisogni assistenziali delle persone con disabilità si sviluppa nei lontani anni ’80 con la nascita del primo centro diurno.
Dopo un lungo percorso di concertazione tra l’azienda Usl 8 e tutti i comuni alla fine degli anni ’90 viene assunta la decisione tecnico-politica di istituire due Centri Diurni per Disabili. Dal 2003 i Centri sono gestiti in forma associata e solidaristica con delega all’allora Comunità Montana, oggi Unione dei comuni Montani del Casentino.
Attualmente 38 sono gli ospiti inseriti a tempo pieno e 4 ospiti frequentano in modo parziale i centri.
I Centri Diurni socio – educativi, riabilitativi e di mantenimento “Tangram”, a Rassina, e “Il Pesciolino Rosso”, a Pratovecchio si configurano come servizi semi-residenziali in cui si agisce facendo leva sulle potenzialità, capacità ed interessi dell’ospite. I centri sono aperti 12 mesi l’anno, con chiusura durante il periodo di vacanze natalizie, pasquali e di agosto e le strutture sono aperte dalle 8 alle 18. I centri costano annualmente 812mila euro, a cui si deve aggiungere la spesa annuale per i soggiorni estivi di circa 32mila euro.
Nel documento si evidenzia come negli ultimi anni si è sviluppato un nuovo concetto di residenzialità come progetto di vita autonoma e non come risposta ad un problema. Vi è quindi la necessità di supportare le famiglie per la costruzione di una risposta residenziale che assicuri ciò che la famiglia offre: cura, ma anche affetti, storia personale, riferimento sicuro.
Infatti dall’analisi della situazione attuale emerge la necessità dello sviluppo di una rete integrata tra enti pubblici, associazioni di volontariato, cooperative sociali, categorie professionali per l’attivazione di percorsi di inserimento lavorativo. Infine si sottolinea l’esigenza di impostare servizi aperti e flessibili che dovranno prevedere la presa in carico delle persone disabili con progetti che presuppongono lo svolgimento dell’attività di socializzazione in contesti occupazionali e associativi, tipo “laboratorio occupazionale protetto”.

Silvia Pecorini
(inserito il: 19-09-2013 13:23:54)
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