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PIANO DI SVILUPPO
ECONOMICO SOCIALE 2001/2004
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| CAP 1: I PRESUPPOSTI |
| 1.1. LA POPOLAZIONE
1.1.1. L'andamento demografico
L'analisi dell'andamento demografico degli anni 1997/1999 ha evidenziato il consolidamento della situazione verificatosi negli anni '90 e cioè che esiste ormai la tendenza ad un andamento leggermente positivo per tutti i comuni (vedi
tabella 1
e tabella 2). Il fenomeno è comunque più evidente nei comuni metropolitani vicini a Arezzo e cioè Subbiano e Capolona che continuano a usufruire della condizione di periferia residenziale anche se hanno rallentato la crescita tumultuosa del primo quinquennio; stessa cosa vale per il comune di Chitignano; nei comuni di fondovalle Bibbiena e Poppi la crescita continua, manifestando incrementi limitati, infine i comuni marginali conservano le condizioni osservate in precedenza evidenziando però il blocco dell'emorragia migratoria verso l'esterno rispetto agli anni precedenti (graf. 2 - tasso di spopolamento). Il comprensorio ha praticamente trovato nella seconda metà degli anni '90 una propria identificazione demografica a misura della realtà economico-sociale presente.
(tabella 1 e grafico 1 e
grafico 2)
Il grafico n. 3 relativo all'andamento dei quozienti demografici mostra come dopo la tendenza all'abbassamento del saldo totale che da attivo era arrivato nel 1995 circa al valore zero (senza Subbiano e Capolona; con i suddetti comuni il valore era circa al 3%), si è avuto dal 1996 al 1999 un significativo aumento del tasso in questione (nel '99 risulta 6,50 senza Subbiano e Capolona e 8,09 con i suddetti comuni); ciò non dipende da un aumento del tasso di incremento naturale che come si desume dal grafico è sempre negativo, e comunque in linea con le tendenze provinciali e regionali, ma dal continuo e significativo aumento del saldo migratorio (circa al 12% nel 1999). Tale saldo migratorio positivo è determinato da forti movimenti dall'esterno che evidenziano una certa capacità di attrazione del territorio casentinese; è questo un segnale per il Casentino, nel senso che anche in questa vallata il fenomeno immigratorio sta acquistando una rilevanza che non può più essere trascurata sia sotto il profilo sociale che quello economico.
Per concludere, dal confronto dei tassi di incremento naturale, migratorio e totale con la realtà provinciale, regionale e nazionale si desume come il Casentino presenta i valori quasi in linea con la provincia di Arezzo, anche se comunque più elevati, ma nettamente superiori alla media regionale e ancora di più a quella nazionale; tale fenomeno evidenzia come il Casentino espleti la funzione di attrazione demografica sotto diversi aspetti quali la qualità del territorio stesso e quindi la qualità di vita per gli abitanti oltre naturalmente alla possibilità per gli immigrati di trovare sbocco sul mercato del lavoro. |
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1.1.2. Il fenomeno immigrazione
Per sottolineare quanto scritto appena sopra, risulta necessario fare alcune riflessioni appropriate sul tema. Le tabelle relative al
bilancio demografico 1999 dei cittadini stranieri in Casentino mostrano come il flusso migratorio dall'estero sia di rilievo nel nostro territorio; infatti se si osserva la
popolazione straniera al 31/12 con il relativo tasso di incidenza sul totale dei residenti si nota come in Casentino l'entità della presenza straniera si avvicina più alla realtà delle zone urbane toscane che a quella del territorio provinciale e quindi della campagna. Ciò comporta ancora di più il fatto che tale fenomeno ha acquisito negli ultimi anni un'importanza tale da dover essere non solo analizzato ma anche affrontato con opportuni interventi in campo sociale e economico.
Le verifiche effettuate nei vari aspetti della vita economico-sociale di questi abitanti ha evidenziato quanto segue:
- la composizione etnica della presenza straniera è caratterizzata da una immigrazione proveniente dai paesi Balcani (Romania, Albania, Macedonia, Jugoslavia), dalla Germania, dall'Asia Orientale (Bangladesh, India) e dall'Africa (Marocco, Senegal); comunque anche se di entità notevolmente minore, i dati mostrano la provenienza dei cittadini stranieri da circa 60 nazioni diverse, ciò a dimostrazione che tale composizione etnica conferma la tendenza della regione Toscana ma soprattutto di Arezzo alla ricezione di varie nazionalità; questo comporta un approccio al fenomeno più complicato che in altri territori poiché la presenza di numerose nazionalità porta a sviluppare tutti quelli che sono i problemi di integrazione e inserimento sotto il profilo culturale, sociale e religioso.
- la conferma della significativa presenza straniera arriva anche dai dati relativi agli alunni iscritti nelle scuole casentinesi; dalla tabella sulla percentuale alunni stranieri si evince che in Casentino c'è il più alto numero di presenze straniere rispetto alle altre realtà provinciali; ciò oltre al fatto di confermare la presenza sul territorio di tali cittadini, segnala che praticamente tutti i ragazzi stranieri vengono inseriti nelle scuole e soprattutto che le frequentano (vedi
tabella 5).
- i dati relativi agli avviamenti al lavoro degli stranieri mostrano come tali cittadini si iscrivono al collocamento per lavori a basso contenuto professionale, anche se poi effettivamente il titolo di studio che hanno consentirebbe loro di effettuare anche lavori più qualificati; questo significa che ad oggi tali persone si adattano a fare i lavori cosiddetti umili che per loro presentano la maggiore offerta sul nostro mercato del lavoro (agricoltura e foreste, edilizia, metalmeccanica, assistenza agli anziani), infatti lo stile di vita odierno della popolazione indigena comporta per le persona in età lavorativa aspirazioni e aspettative dal mondo del lavoro che lasciano in secondo piano quelle occasioni accettate invece di buon grado dagli immigrati.
- anche se il flusso migratorio dall'esterno ha portato il tasso di incremento totale ad un valore positivo e sopra la media di altre realtà, comunque non riesce a frenare per ora il processo di invecchiamento graduale della nostra popolazione; è poi comunque difficile riuscire ad affermare che in futuro si registreranno effetti sulla composizione della popolazione stessa dovuti all'immigrazione poiché non è possibile effettuare con esattezza previsioni sul flusso migratorio dall'esterno degli extracomunitari, infatti tale flusso dipende anche e soprattutto dalle situazioni economico-sociali-politiche dei territori di provenienza.
- l'attuale composizione per età a favore della popolazione medio-giovane ad oggi comporta una bassa se non nulla richiesta di servizi di assistenza; il fatto che questo fenomeno immigratorio nel nostro territorio ha acquisito rilevanza solo in questi ultimi anni non ha innescato ancora quella richiesta di bisogni culturali e religiosi propri di una integrazione societaria.
In conclusione nasce e si sviluppa velocemente la necessità, per tutti questi cittadini, di interventi per favorire l'inserimento e l'integrazione nel mondo del lavoro, dei rapporti sociali, della cultura con la creazione di opportunità di interscambio culturale. |
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1.1.3. La popolazione per fasce di età
Anche lo studio dei dati relativi alla popolazione divisa per fasce d'età conferma le valutazioni fatte sull'andamento demografico; cioè la popolazione casentinese si è stabilizzata anche sotto il profilo della composizione per classi d'età, infatti dal 1995 al 1999 le incidenze sul totale per ogni fascia si sono mantenuti nei valori (rispettivamente 12% per gli inferiori ai 15 anni, 65% tra i 15 e i 65 anni e 23% per i maggiori di 65 anni).
Questo significa che perdura il fenomeno dell'invecchiamento come del resto nella provincia e nella regione Toscana dove si rilevano i valori più elevati rispetto alla media nazionale (vedi
tabella 6 e grafico
4).
Osservando la tabella relativa all'indice di invecchiamento si rileva come nei ultimi quattro anni ci sia stato un leggero aumento del suddetto indice con una diversa distribuzione nelle fasce individuate (1^ fascia: tasso sotto 150; 2^ fascia: tasso tra 150 e 200; 3^ fascia: tasso sopra 200 - il valore indica quanti anziani esistono per ogni giovane, ad esempio il tasso a 288 ci dice che per ogni giovane ci sono circa 3 anziani); nella prima fascia continuano a rimanere i comuni di Subbiano e Capolona che ancora presentano i maggiori valori per le persone in età produttiva. La seconda fascia che contraddistingueva praticamente il fondovalle, con Bibbiena che comunque continua a mantenere i dati più positivi, ha visto già dal 1996 l'entrata di Chiusi della Verna che ha portato il proprio tasso sotto il valore di 200 e l'uscita nel 1999 di Pratovecchio che invece ha superato tale valore. Nella terza fascia, relativa praticamente ai comuni marginali, si nota un miglioramento per Talla che comunque mantiene un tasso elevato, e un aumento seppure non sostanziale dell'indice per gli altri comuni.
La tendenza all'invecchiamento soprattutto nei territori con forti caratteristiche di marginalità è ribadita anche dall'indice di dipendenza e dall'indice di ricambio; entrambi ci mostrano come il rapporto tra la popolazione attiva e quella non attiva (vedi
tabella n. 8 - indice di dipendenza) sia piuttosto squilibrato a favore della classe di popolazione sopra i 65 anni e sotto i 15 anni cioè quella non attiva e come il rapporto tra gli ingressi nel mondo del lavoro e le uscite sia sempre inferiore alla media provinciale anche se con valori più livellati rispetto al 1991 (vedi
tabella 9 - indice di ricambio).
Per concludere, le valutazioni demografiche fin qui effettuate confermano quello che è il quadro più generale regionale e poi nazionale e europeo; la struttura della popolazione cambia per il processo di invecchiamento, per l'abbassamento della natalità, per il miglioramento della qualità della vita che comporta il conseguente allungamento della vita stessa, per il flusso migratorio dall'esterno e per i cambiamenti dovuti alle abitudini di vita e alle strutture familiari.
La previsione effettuata dall'Ufficio statistica della Regione Toscana conferma che nei prossimi dieci anni la situazione non cambierà sia per quanto riguarda il numero totale di abitanti che la composizione per classi d'età. Il Casentino continua e continuerà a presentarsi come una società di pensionati con la tendenza allo spopolamento delle zone marcatamente montane e quindi marginali. |
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1.1.4. La popolazione scolastica
Passando all'analisi dei dati sugli iscritti nelle scuole del Casentino e confrontando
l'andamento degli anni scolastici 1998-99,1999-00 e 2000-01 si nota come rimane praticamente costante in ogni ordine di scuola sia nel numero di classi che nel numero di alunni. Il rapporto fra alunni e classi mostra come le scuole materne e medie sono quelle con più ragazzi per ogni classe, infatti quasi tutti gli istituti comprensivi hanno il valore superiore a 20 con il tasso massimo nell'istituto di Capolona che risulta sopra a 25.
L'organizzazione delle scuole in Istituti comprensivi ha portato, a livello di istituto, ad un livellamento nella distribuzione degli studenti quindi non c'è differenza tra le varie zone della vallata.
Per quanto riguarda l'andamento delle scuole secondarie si evidenzia la crescita nelle preferenze degli studenti verso il liceo scientifico, l'istituto tecnico industriale e la tendenza al calo per l'istituto tecnico commerciale; questo dimostra come se negli anni '80 e primi '90 l'istituto tecn. commerciale nel nostro territorio era il più gettonato per la speranza di acquisire un titolo di studio che facilitava l'ingresso nel mondo del lavoro, ora questo tipo di scuola, essendo ormai saturo il mercato dei "ragionieri" non è più in vetta alle preferenze. Le conseguenze sono state uno spostamento verso altri istituti come l'istituto industriale ed altri non presenti nel nostro territorio (es. linguistico e geometra che sono a Arezzo). Certo è che l'aumento dell'istituto industriale e del liceo deriva tra l'altro dal fatto che, in Casentino, sono le uniche tipologie di scuole secondarie di rilievo presenti.
Un discorso a parte merita il liceo classico viste le travagliate vicissitudini che si sono susseguite in questi ultimi anni; infatti dopo la decisione di chiudere la sede di Bibbiena e dopo l'appello della popolazione e delle amministrazioni locali che ha riportato la scuola in Casentino anche se come sezione interna al liceo scientifico di Poppi, permane per questo tipo di scuola l'esigenza di avere una propria identità di indirizzo culturale. Il ricondurla come semplice sezione all'interno di una scuola a indirizzo scientifico ha comportato e comporta tuttora che quella parte di studenti che preferisce frequentare una scuola a indirizzo prettamente umanistico indirizza le proprie scelte verso gli istituti di Arezzo.
Se si osserva la tabella relativa alla percentuale di abbandoni nelle scuole superiori nel periodo 1992-98 si desume come il Casentino fino all'anno scolastico 1995-96 presenta, rispetto agli altri distretti scolastici della provincia, il valore più basso corrispondente alla percentuale di abbandoni strutturale per la realtà di un territorio. Nell'anno scolastico 1997-98 invece la percentuale si alza bruscamente al 8,5%; i motivi di questo valore potrebbero essere ricondotti in parte alla chiusura del liceo classico, come detto sopra, con il conseguente spostamento degli studenti verso le sedi di Arezzo o verso altre scuole, e in parte al fatto che negli ultimi anni c'è stato un tipo di selezione più incisiva nei confronti degli studenti stessi.
Il nuovo tipo di organizzazione delle strutture scolastiche che ha cominciato il suo cammino di riforma proprio quest'anno ci porta a considerare i concetti di autonomia scolastica; la nuova stagione che si apre chiama il mondo scolastico a nuove sfide e ad una interazione costante con la società civile che contraddistingue il suo territorio di riferimento e con le istituzioni e le strutture economiche che vi operano. Sfida in cui il ruolo di cerniera e impulso della pubblica amministrazione è rilevante per poter garantire ai nostri giovani una scuola con efficaci contenuti formativi, professionali e per la persona, capace di porre le basi per creare una futura classe dirigente di qualità e moderna. |
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1.1.5. Quadro di sintesi
L'analisi fin qui effettuata ha messo in evidenza quattro elementi che devono essere tenuti presenti per l'elaborazione successiva di strategie e interventi di sviluppo:
1) Immigrazione - anche se la popolazione extracomunitaria ha vissuto e continua, almeno per ora a vivere nel nostro territorio senza avanzare praticamente nessuna richiesta sia nel campo dei servizi che in quello dei bisogni sociali e culturali questo non significa che per noi è come se non esistesse; non basta saperci "convivere" con gli altri ma è necessario essere in grado di offrire a tali cittadini tutte le opportunità di inserimento e integrazione effettiva non solo nel mondo del lavoro, che forse è il campo che necessita di meno di tali interventi, ma anche in campo sociale e culturale.
2) Invecchiamento - il perdurare del fenomeno dell'invecchiamento e quindi la tendenza della composizione della popolazione a presentarsi come una società di anziani comporta il fatto che se è vero che è molto difficile se non impossibile frenare tale fenomeno è comunque necessario adoperarsi per far sì che la società casentinese sia in grado di rispondere a tutte le esigenze che provengono dagli anziani (centri di socializzazione, assistenza domiciliare) in modo da rendere loro la vita più serena e di maggiore qualità.
3) Territori marginali - viene riconfermata la situazione di forte marginalità per i comuni più piccoli e con insediamenti prettamente montani; questa fotografia di una scarsa dinamicità demografica che si esplica con bassa densità, popolazione prevalentemente anziana e minimo incremento naturale e migratorio comporta la definizione per queste aree di zone a "rischio" di estinzione.
4) Situazione demografica consolidata - i dati analizzati fino al 1999 e le previsioni fino al 2011 confermano un andamento demografico stabile e quindi una condizione "consolidata"; il Casentino ha trovato la propria dimensione demografica e con questa - e le sue composizioni - dobbiamo fare i conti ora e in futuro.
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