1.3. IL QUADRO TERRITORIALE

 

L'analisi territoriale-ambientale presentata nel Piano 1998-2000 appare ancora un valido supporto per l'individuazione delle linee strategiche del nuovo Piano di sviluppo economico e sociale 2001-2004. 
I più rilevanti mutamenti e trasformazioni a scala urbanistico-territoriale (sistemi insediativi - insediamenti residenziali - sistemi infrastrutturali) e del tessuto socio economico (attività produttive artigianali-industriali, agricolo-forestali e imprenditoriali), sono avvenuti nell'ultimo ventennio. Oggi, guardando in particolare gli ultimi anni, si registra una sostanziale stabilità e consolidamento dei sistemi economici in linea con il Prs (Programma regionale di sviluppo).

Il Casentino continua ad essere un tassello del variegato mosaico delle "Toscane della Toscana", come definite nel Prs, che compongono la Toscana e che rappresentano il punto di forza dei sistemi territoriali, in quanto, con le loro peculiarità, consentono di attivare molteplici "motori di sviluppo" capaci di adattarsi, alle singole realtà territoriali, utilizzando al meglio e in modo integrato tutte le risorse.
Da un lato il Casentino possiede un'alta specializzazione nell'attività manifatturiera della Pmi, da un altro l'elevata qualità paesaggistica e naturalistica sta producendo uno sviluppo e diffusione di nuove forme di turismo integrate con l'ambiente.
La ridotta concentrazione di popolazione, la frammentazione degli insediamenti, l'isolamento infrastrutturale, la grande estensione di "paesaggio" di tipo agro-silvo-pastorale, determinano un elevatissimo valore storico, artistico e ambientale del Casentino, a cui corrisponde comunque una modesta propulsione dei "motori di sviluppo".


1.3.1. Il sistema insediativo


Per quanto riguarda il sistema insediativo, in questi ultimi anni, si è assistito ad un generalizzato consolidamento e completamento dei già programmati potenziamenti delle attività artigianali-industriali-turistiche, inserite negli strumenti urbanistici della quasi totalità dei comuni. 

I principali poli artigianali-industriali: Campaldino-Porrena-Sala Pratovecchio, Soci-Bibbiena, Corsalone Rassina e Subbiano-Capolona, vengono sostanzialmente confermati e completati. A questi si aggiungono altri completamenti di aree artigianali, di piccole dimensioni, facenti parte di programmazioni ancora non del tutto realizzate (ad esempio l'area artigianale industriale di Strada in Casentino nel comune di Castel San Niccolò).

Nel polo Soci-Bibbiena sono stati definiti gli assetti delle aree in riva destra del torrente Archiano, in particolare l'individuazione di un grande centro commerciale in loc. Palazzetto-Quattrovie che rappresenta, da un lato un elemento di forte valenza economica non solo per Bibbiena ma per tutto il Casentino, da un altro un elemento di debolezza per il delicato e precario sistema viario su cui s'innesta.

Il problema del riuso di insediamenti industriali dismessi sta andando avanti, nonostante i molteplici problemi insisti nella materia del "riuso": il "che farne", la riconversione delle destinazioni d'uso e il loro impatto a livello urbano e sociale, gli alti costi di ristrutturazione-ricostruzione e le aspettative dei legittimi proprietari, rendono la problematica assai complessa in particolare per realtà come l'ex Tannino ed ex Segheria di Bibbiena Stazione, ex cementificio Sacci - Corsalone. Per quest'ultimo si registra una lenta azione di demolizione connessa al ripristino ambientale della miniera a cielo aperto utilizzata per l'estrazione della marna da cemento.

Un altro problema ancora persistente è quello delle aree a destinazione mista, presenti in gran parte nelle zone di espansione realizzate negli anni 70-80, dove esiste una commistione di attività che mal si conciliano tra loro: la presenza di insediamenti residenziali congiunta ad attività artigianali-industriali e in taluni casi anche ad attività ricreative sportive. Da un lato sono fortemente penalizzate le attività artigianali che non possono esprimere in pieno il loro potenziale per la mancanza di adeguate viabilità di accesso, spazi di manovra e di deposito, dall'altro sono penalizzate anche le residenze che subiscono il forte impatto delle prime. Il tutto in un contesto privo di connotazione urbana dove si confondono i parcheggi per la residenza con le aree di deposito merci e manufatti industriali, dove non si percepisce quali sono i "fronti" e i "retro" delle abitazioni e degli stessi edifici industriali, dove probabilmente vi è anche la presenza di emissioni rumorose e di fumi in atmosfera non compatibili con la residenza.

Anche per gli insediamenti residenziali, in senso generale, è stata perseguita la politica del completamento di previsioni di strumenti urbanistici previgenti, in particolare i centri di fondovalle continuano, in alcuni casi, a soffrire di un certo squilibrio fra funzioni, popolazione insediata, dotazione di servizi, commistione fra residenza e attività produttive e carenze infrastrutturali. Inoltre , seppur in maniera molto limitata, è continuata la compromissione idraulica di alcune zone in fregio al fiume Arno e affluenti.

Le realtà alto-collinari, hanno confermato il loro ruolo di presidio del territorio , attraverso un consolidamento della domanda d'intervento sul patrimonio edilizio esistente sia endogena che esogena. Inoltre è sempre di attualità il problema delle ampie riserve di "volumi" destinate alla seconda casa, che da un lato rappresentano comunque un presidio che garantisce quantomeno la manutenzione e conservazione del patrimonio edilizio, da un altro sono causa di un incontrollato aumento di popolazione stagionale al quale non corrispondono adeguate dotazioni di servizi esistenti (raccolta e smaltimento rifiuti, servizi idropotabili e reti di scarico).

L'ambito extraurbano ancora non risulta entrato a pieno titolo dentro l'azione pianificatoria. La nuova legge regionale sul "Governo del territorio"e il Ptcp, hanno definito un riassetto globale della materia urbanistica introducendo, fra l'altro, anche il nuovo concetto di pianificazione delle "zone aperte", cioè viene posta all'attenzione del pianificatore la problematica delle aree agricole, considerate dalle leggi preesistenti "ambiti extraurbani" o "zone agricole", o meglio, "tutto quello che sta intorno all'area urbana" (così definita nei Piani Regolatori) e valutata soltanto come area da utilizzare per gli ampliamenti del perimetro urbanizzato. Attualmente permane il regime vincolistico come unica regolamentazione della trasformazione in zona agricola in attesa della piena formazione e attuazione dei nuovi piani strutturali redatti in conformità al Ptcp.

Le tendenze della pianificazione, oggi stanno già cambiando indirizzo: viene fortemente presa in considerazione la materia ambientale come elemento fondativo del "Piano strutturale" (ex Prg) che a sua volta deve essere conforme ai Piani sovraordinati a vasta scala (Ptcp, Prit e Prs). 
Come supporto ed incentivo alle attività economiche esistenti della vallata oltre alla tutela del patrimonio edilizio esistente, si sono consolidate alcune opere a scala comprensoriale (terme di Stia, campo da golf a Poppi, recupero di alcuni rilevanti fabbricati facenti parte del patrimonio regionale, strutture da campeggio, impianti sportivi) e sono state portate a compimento altre importanti iniziative quali la realizzazione di un impianto di macellazione mediante recupero di un fabbricato esistente nel comune di Castel San Niccolò, la realizzazione, attraverso la ristrutturazione del fabbricato Casanova di Badia Prataglia-Poppi- di un centro permanente di formazione professionale sulle tematiche ambientali, la realizzazione di un centro operativo dei servizi ambientali (raccolte differenziate e trasferimento dei rifiuti) nel comune di Poppi.

Inoltre sono in corso di realizzazione: il canile comprensoriale e il completamento del centro operativo dei servizi ambientali in comune di Poppi, un primo intervento di restauro conservativo all'abbazia di Santa Trinita in Alpe nel comune di Talla.

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1.3.2. Il sistema infrastrutturale


Il sistema infrastrutturale, da sempre e in modo particolare in questi ultimi anni, è stato e continua ad essere il "nodo da sciogliere" per la risoluzione di molti problemi legati allo sviluppo economico e sociale. L'isolamento geografico e morfologico , coma già ricordato in più occasioni, ha determinato la "marginalità "del Casentino rispetto a molte altre realtà regionali. Sono state realizzate alcune opere di miglioramento a tutto il sistema, in particolare i lavori di ammodernamento della linea ferroviaria Arezzo-Stia (in corso di completamento) con l'eliminazione di alcuni passaggi a livello e la realizzazione di tratti di variante stradali, abbastanza significativi, per l'agevolazione del traffico veicolare. La domanda che ci dobbiamo porre è qual è il prezzo ambientale che il Casentino sta pagando per aver ottenuto una serie di opere che se da un lato sono indubbiamente necessarie, da un altro sono state realizzate con sistemi costruttivi e tipologici altamente impattanti (uso assoluto del cemento armato) senza un'attenta valutazione preventiva dell'inserimento ambientale.

L'intesa siglata fra l'Amministrazione Provinciale di Arezzo, la Comunità Montana con i Comuni, la Camera di Commercio, l'Ass. Industriali e le Ass.ni di Categoria, sta andando avanti : risulta in corso la progettazione del tratto stradale della statale 71 subbiano-nord - Calbenzano, l'imminente appalto, da parte dell'ANAS, dei lavori della variante stradale di Ponte alla Talla, la progettazione dei lavori alla SS71 da S.Mama-Rassina-Corsalone e della variante esterna a Bibbiena con il suo innesto nella statale 70 (Bibbiena-Poppi-Passo della Consuma) e, sempre nella SS.71, verso Soci-Badia Prataglia, compreso il delicato snodo delle Quattrovie - Palazzetto divenuto il fulcro infrastrutturale del Casentino per la presenza di importanti attività produttive e del costruendo centro commerciale. Inoltre l'Amm.ne Prov.le ha provveduto alla redazione di studi di fattibilità per quanto riguarda l'ammodernamento della SS.70 fino al Passo della Consuma e della SS 71 fino al passo dei Mandrioli. Recentemente la Comunità Montana , i Comuni , la Provincia, la Regione, la L.F.I. e tutti gli altri soggetti coinvolti, sia a livello istituzionale che a livello imprenditoriale, nel processo di sviluppo economico e sociale, hanno dato vita, attraverso le opportunità economiche offerte dal Patto Territoriale dell'Appennino Centrale, al progetto di realizzazione di un sistema integrato di trasporto merci in Casentino, a sostegno di tutto il tessuto produttivo del Casentino. Il progetto consiste essenzialmente nella realizzazione di un potenziamento del centro intermodale già esistente a Bibbiena Stazione, per adeguarlo alle esigenze di un un più vasto traffico merci su rotaia, in entrata e in uscita dal Casentino; nella realizzazione di raccordi ferroviari (tronchetti) principalmente per i poli industriali di Rassina-Corsalone e Bibbiena-Soci. Oltre al fondamentale ruolo di sostegno all'economia locale, il trasferimento delle merci dalla "gomma" alla "rotaia" farà drasticamente diminuire il traffico pesante che attualmente sta paralizzando le principali arterie stradali del fondovalle, in particolare verso Arezzo. 

Permangono le problematiche relative al miglioramento dei collegamenti, ad est verso la E45, ad ovest verso il Valdarno e a tutto il reticolo di viabilità Provinciali e comunali delle zone collinari, che costituiscono punti di accesso alle aree protette dei crinali dell'Appennino toscano ad est e del Pratomagno ad ovest. In tal senso la Comunità Montana , ha promosso studi di pre-fattibilità per il miglioramento dei collegamenti con l'area fiorentina, e con la E45 e sta concludendo lo studio per l'individuazione di soluzioni per la realizzazione di una "strada parco di fondovalle" che ripercorrendo in gran parte viabilità esistenti , da Pratovecchi-Stia fino a Subbiano, potrà costituire una valida alternativa al traffico veicolare leggero, da porre in alternativa alla SS.70 e 71, nonché assumere anche valenza di viabilità "turistica" in quanto potrà essere integrata con percorsi pedonali , ciclabili e a cavallo lungo il corso del fiume Arno.

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1.3.3. La difesa del suolo

 
La Regione Toscana ha concluso il procedimento, previsto dalla legge regionale 5 maggio 1994, n. 34 "Norme in materia di bonifica", per la ridefinizione dei comprensori di bonifica in Toscana e l'individuazione, da parte del Consiglio regionale, degli enti competenti all'esercizio delle funzioni di bonifica nei comprensori suddetti.
Non essendo stato costituito un nuovo consorzio da parte dei privati, le funzioni relativamente al comprensorio "Casentino" sono state attribuite definitivamente alla Comunità Montana.

Si è in tal modo riconosciuto alla Comunità Montana un ruolo importante, primario, nell'ambito della difesa del suolo, ruolo che è stato ulteriormente rafforzato anche con l'attribuzione delle funzioni dei disciolti consorzi idraulici, relativamente ai tratti classificati di III categoria dei principali torrenti affluenti dell'Arno in Casentino.
E' attualmente in corso l'aggiornamento del catasto consortile, la ricognizione delle opere e l'aggiornamento del Piano di classifica degli immobili, esteso anche ai nuovi territori facenti parte del comprensorio.
In sintesi procede regolarmente l'attività relativa agli interventi di sistemazione e regimazione idraulica dei corsi d'acqua, realizzati tramite i finanziamenti regionali (nuove opere e manutenzioni straordinarie), i proventi delle contribuenze (manutenzioni ordinarie e interventi di bioingegneria), i finanziamenti statali (L. 590/81, L. 185/92, L. 265/95 e L. 226/99 per interventi di ripristino delle opere danneggiate dagli eventi calamitosi e la realizzazione di nuove opere di salvaguardia dal rischio idrogeologico).

In particolare sono in corso di attuazione i programmi di interventi relativi al taglio ed allontanamento del materiale legnoso dagli alvei dei corsi d'acqua e loro ripulitura, con ottimi risultati soprattutto legati ai migliori deflussi delle acque in prossimità di punti critici (ponticelli, tombini, strettoie) e prosegue la realizzazione di interventi di Ingegneria Naturalistica realizzati tramite operai forestali, dipendenti dell'Ente.
Per incrementare ulteriormente l'attività manutentoria del territorio sono stati erogati contributi a privati per la sistemazione della maglia drenante minore ricadente inizialmente, in via sperimentale, in una parte del Casentino, ma che in seguito verranno estesi a tutto il comprensorio.

La Comunità Montana pertanto, mettendo a frutto l'esperienza maturata nel settore della bonifica e la profonda conoscenza del territorio, continua a svolgere tutte le attività inerenti la manutenzione delle opere idrauliche e la sistemazione dei corsi d'acqua di competenza regionale; attività che rivestono un carattere strategico, oltre che per la bonifica, anche nell'ambito più generale della difesa del suolo.
Si auspica inoltre nei prossimi anni anche un coinvolgimento dell'Ente nella progettazione e attuazione degli interventi previsti in Casentino dal Piano di Bacino del Fiume Arno.
Agli eventi alluvionali del 1992 e 1993 si sono aggiunti quelli del 1997 e 1998 a cui sono seguiti ulteriori finanziamenti ottenuti per il ripristino delle opere idrauliche danneggiate, per il consolidamento dei dissesti idrogeologici e per il riassetto idraulico del territorio.

Nel grafico seguente vengono riportati i flussi finanziari ottenuti per gli interventi di bonifica dal 1982 al 2000. Si evidenzia come nel corso degli anni ottanta siano stati molto modesti e che solo dopo gli eventi alluvionali del 1992 e 1993, si rileva un forte flusso di finanziamenti, a cui corrisponde un'intensa attività per la realizzazione degli interventi. Si evidenzia inoltre come lo stanziamento dei finanziamenti avviene solo a seguito degli eventi calamitosi, anziché in maniera preventiva.

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1.3.4. I servizi ambientali

La Comunità Montana e i Comuni del Casentino hanno lavorato molto in questo specifico settore dei servizi ambientali, vuoi per esperienze già consolidate, fin dagli anni 70, che hanno visto una gestione unitaria dei sistemi di smaltimento dei rifiuti in una logica comprensoriale, vuoi per l’omogeneità del territorio e della consapevole conoscenza delle problematiche delle singole realtà , raggiungendo lo scopo di eliminare la frammentazione di gestioni singole del ciclo dei “rifiuti”, a favore di una gestione associata.    

In linea con le nuove leggi in materia ambientale, sono stati attuati i programmi e oggi il Casentino è dotato di un sistema integrato di raccolta e recupero che sta andando a regime. Il sistema comprende anche, oltre alla gestione di un centro operativo realizzato alle Tombe nel comune di Poppi, anche la gestione dello smaltimento finale nella discarica di Fortipiano, in via di completa e definitiva dismissione e recupero.

I servizi ambientali, in particolare legati al “ciclo” dei rifiuti, hanno portato fino ad oggi rilevanti benefici in quanto con costi contenuti si sono verificate prestazioni qualitativamente elevate senza arrecare pregiudizio all’ambiente.

Per quanto riguarda le raccolte differenziate, molto è stato fatto in questi anni, abbiamo più che triplicato i quantitativi di raccolta ma questo non è risultato ancora sufficiente per il raggiungimento delle percentuali di raccolta determinate dalla Regione Toscana. Per questo ci troviamo nella necessità di dover ricercare e intraprendere, in tempi brevi, nuove iniziative tendenti ad un maggior coinvolgimento di tutte le forze socio-economiche, al fine di sensibilizzare la maggior parte delle popolazioni perché il problema dei “rifiuti” può essere risolto soltanto se c’è l’impegno di tutti, non basta aumentare il numero dei contenitori o attuare sistemi costosi di raccolta, se non c’è collaborazione e rispetto da parte delle utenze, il raggiungimento degli obiettivi previsti resterà un’utopia per il Casentino.

Lo scenario  riguardante tutta la problematica è in fase di cambiamento, si sta dibattendo a livello istituzionale per la costituzione della Comunità di ambito territoriale ottimale per la gestione del “ciclo dei rifiuti”, dalla produzione, alla raccolta, alla differenziazione al recupero, allo smaltimento finale.

L’ambito ottimale corrisponde al territorio della Provincia di Arezzo e si sta costituendo, nella forma consortile, fra tutti i comuni della Provincia. Il Casentino ha già un proprio piano industriale ed è riconosciuto, nel Piano provinciale, quale area omogenea di raccolta operante nel territorio. Il problema rimane quello dello smaltimento dei rifiuti che dovrà avvenire presso gli impianti di Arezzo (inceneritore di Arezzo, discarica di Castiglion Fibocchi, discarica di Terranuova) con prevedibili ingenti costi sia di smaltimento che di trasporto.

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